Quando le voci si uniscono

Si è alzata una voce, che rompe il silenzio delle popolazioni condannate alla miseria

L’anno 2017 segna il centenario della nascita di Padre Joseph Wresinski, i 60 anni di ATD Quarto Mondo e i 30 anni dell’appello ai difensori dei diritti dell’uomo del 17 ottobre 1987 inciso sul sagrato dei diritti dell’uomo al Trocadero : « Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell’uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro ».
Quel giorno, Padre Joseph Wresinski, in presenza di 100000 persone ha inaugurato sul sagrato delle libertà e dei diritti umani la prima lapide commemorativa in onore delle vittime della miseria, della violenza, della fame, dell’ignoranza. Tra le strofe in onore al Quarto Mondo di tutti i tempi lette durante questa inaugurazione dice: “Rendo testimonianza a voi, poveri di tutti i tempi, e ancora di oggi, rapiti dalla strada, in fuga da un luogo all’altro, disprezzati e vituperati. … Milioni di uomini, donne e bambini con cuori che battono ancora forte forte per lottare. Con lo spirito in rivolta contro la sorte ingiusta che fu loro imposta. Con un coraggio che esige il diritto all’inestimabile dignità”.
Tramite questo atto, si denunciava una ingiustizia: le tracce lasciate nella storia da coloro che vivono nella miseria sono lasciate da altri al posto loro e nella maggior parte dei casi non descrivono ciò che vivono, le loro esperienze, i loro pensieri, il loro punto di vista. Tracce che perpetuano delle rappresentazioni negative e ingiuste. Le voci dei più poveri spariscono dalla coscienza collettiva, dall’intelligenza e dalla saggezza umana. La loro esperienza, la loro intelligenza e la loro sensibilità mancano per la costruzione di un mondo di giustizia e di fratellanza.
In quel anno 1987 l’iniziativa “100 000 voci per i senza voce” ha riunito centinaia di cori nel mondo che hanno cantato il repertorio dei canti dei poveri. In effetti, qualunque fossero le sue sofferenze, il popolo dei poveri ha sempre cantato per affermare la propria dignità.
Da allora in numerosi paesi sono state create delle repliche della lapide e il 17 ottobre è diventato la Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria dell’ONU commemorata in molti paesi sia da grandi e piccole associazioni, sia dalle stesse autorità pubbliche. In un rapporto che valutò l’impatto di questa giornata il segretario generale dell’ONU ha evidenziato che proprio questa
giornata è uno dei rari spazi in cui i più poveri hanno la parola e si mostrano come difensori dei diritti dell’uomo, cercando quotidianamente di superare la divisione e la violenza causata dalla miseria.
Queste voci non devono più tacere
Trent’anni dopo possiamo affermare che la miseria non è arretrata. Le forze che la creano sono immense. Ma possiamo anche affermare che oggi un silenzio è stato rotto, che una voce si è sollevata per dire l’umiliazione prodotta dalla miseria, dal disprezzo, dall’abbandono e dal fatto di “essere parlati e pensati” dagli altri, ma anche per rivelare la loro volontà di liberarsi dalla miseria. Altre persone che vivono la miseria si sono riconosciuti, si sono riuniti, hanno unito le loro voci e hanno invitato tutti a raggiungerle per porre termine alla miseria. Il mondo ha mostrato che poteva tener conto di queste voci, molti paesi e molte organizzazioni internazionali hanno modificato le proprie politiche per ripensarle insieme alle popolazioni più
povere. Oggi non si può più dire che coloro che vivono la miseria desiderano viverla, non si può più dire di non sapere che la violenza della miseria sfigura l’umanità. Dunque, nel 2017 non diremo più “100 000 voci per i senza voce”: anzi, diremo che delle voci nuove si sono alzate e ci invitano a raggiungerle.

Non taceranno più.

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