Non c’è festa alcuna che non sia la festa di tutti.

“In fondo, non ti chiedono di chi sei il figlio,  se sei di una chiesa, una comunità o meno, non ti chiedono che cos’ è il tuo Dio. Ti dicono:” C’ è un popolo che urla, e questo popolo, unisciti a lui”.

Padre Joseph Wresinski

“Natale, nel Istituto,  dovevamo cantare. Riesci ad immaginare? Quando sei costretto a cantare la pace con voci schiacciate, così lontano dai tuoi genitori, del tuo fratello e della tua sorella, solo! »

Quante persone nel mondo potrebbero identificarsi in questa confidenza di Bob a Ronald alla vigilia di Natale? Natale che ogni anno lascia cicatrici dolorose quando per gli altri gli alberi di Natale brillano al momento dei regali…. Ronald, un volontario permanente che ha trascorso 39 anni a fianco di quest’uomo, mi racconta:

“Bob mi ha accolto nel Movimento. Devo ammettere, a volte avevo molto paura di lui. Io, uomo di un piccolo paesino, sono venuto per aiutarlo. Semplicemente. Improvvisamente, con lui, mi sono trovato progettato nell’immenso abisso della miseria.
La vita non gli aveva fatto regali. Lo aveva portato a compiere scelte incomprensibili, a compiere gesti pieni di contraddizioni.
All’età di 50 anni, consumato, lasciò la moglie e i figli. Per lui,”andare in esilio era l’ unica soluzione ».

Si ritirò in un campeggio. E li che sono andato a vederlo regolarmente. Ascoltavo la sua litania di parole. Parole che scorrevano per ore, come una cascata violenta e inesauribile. Ma da questo flusso sono venuti anche momenti preziosi quando mi ha parlato dei suoi vicini. Una signora mi disse:”Di notte non riusciva a dormire, spesso camminava da solo nel campeggio. E la mattina, sorpresa! Trovavo una caramella alla menta  o un piccolo fiore appeso al recinto davanti a casa mia”.

Ogni anno per Natale lo raggiungevo. Giorno delicato e doloroso che lo feriva..
Natale gli ricordava la sua infanzia e gli rimandava indietro così violentemente la sensazione di non essere riuscito ad  essere un padre per i suoi figli, perché non aveva mai imparato ad esserlo, non aveva mai potuto imparare . Le foto dei suoi figli, un giorno mi le mostrò. Le aveva nascosto dietro una tenda viola, perché non poteva sopportare questo “perché papà? ” nei loro occhi.
 
Suo figlio mi disse:”Da bambino non riuscivo a capire perché la mattina di Natale l’albero di Natale fosse sul pavimento, e i biscotti che facevamo insieme galleggiavano nel lavandino. No, non poteva essere il gatto come papa lo sosteneva. »

Sì….. Bob odiava Natale. Natale gli faceva  urlare…. eppure è lui che  mi ha insegnato Natale.
Al suo fianco, ho imparato anno dopo anno che Natale non può essere Natale se qualcuno soffre. Natale non può essere Natale se siamo privati dei nostri. Natale non può essere Natale se non è una festa per tutti.

La sua interpellanza mi ha scosso e mi ha dato la forza di osare affrontare il suo mondo. Il coraggio di dialogare e scoprire attraverso di lui ciò che le famiglie più povere hanno in esse di più bello. In quei giorni, credo che siamo stati uniti da qualcosa di essenziale. E’ diventato la base del mio impegno. »

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Ringranziandovi in anticipo, vi auguriamo un un buon anno 2018.

Con i nostri cari saluti,

Claudio Calvaruso
Jean Tonglet